venerdì 26 settembre 2008

Il primo giorno di scuola.

Come ogni anno dall’Unità d’ Italia – mi viene da scrivere così – la scuola è iniziata e sono iniziate le polemiche… Come sempre. Il fatto nuovo è che negli ultimi quindici anni le polemiche sono state sempre innescate da decisioni governative, non da proteste studentesche, come una volta (do you remember ’68?), ovvero da proteste dei genitori (caro libri ecc). No, è il governo a far notizia all’apertura dell’anno scolastico nuovo ed è così dai tempi dell’abolizione degli esami di riparazione a settembre (ministro della Pubblica Istruzione, D’Onofrio).
E’ da allora che la scuola è oggetto di provvedimenti di riforma (reali o presunti che siano) che toccano tutti gli indirizzi, ma che hanno come principale bersaglio le superiori e segnatamente i professionali e i tecnici.

Si partì dall’idea, ritenuta incontestabile, cha la scuola fosse da riformare. Primo, perché nessuno ci aveva più messo le mani dopo il filosofo G. Gentile (fascismo). Secondo, perché gli elementi innovativi introdotti nel post ’68 non erano stati inseriti in un quadro complessivo e comunque erano stati pensati come sperimentali (ed erano rimasti lì per trent’anni…). Terzo, perché la scuola italiana, eccezion fatta per le elementari, scendeva, scendeva nelle classifiche internazionali. Quarto, perché la società italiana dai tempi di Gentile era cambiata (guarda un po’…).
Chi si applicò con più metodo alla riforma della scuola italiana contemporanea fu L. Berlinguer. Introdusse innovazioni corpose, ma cadde sulla meritocrazia, ovvero sugli incentivi economici agli insegnanti più meritevoli e sul metodo per valutare il loro impegno sul lavoro. I sindacati fecero muro contro, perché gli stipendi dovevano essere tutti uguali per tutti gli insegnanti, per principio; gli insegnanti più impegnati protestarono un po’ meno, perché un po’ più di soldi faceva comodo, anche se i media sorvolarono su questo non trascurabile aspetto. L’aspetto più urtante per noi, invece, non fu il merito da accertare, col quale abbiamo dimestichezza ( se si studia e ci si impegna si prende un bel voto, no? Per noi è un ragionamento pacifico e lo applichiamo tutti i giorni agli studenti) ma il fatto che la riforma fu pensata da trenta saggi chiamati a consulto, tra i quali c’era un solo insegnante. Umiliante. Tutti gli altri erano insigni pedagoghi, degli scienziati con poca a volte nulla dimestichezza con le aule. Insomma, nessuno di loro aveva mai insegnato in un professionale o in tecnico, scuole che erano stati chiamati a riformare...

Caduto il governo, Berlinguer non venne riconfermato (troppe polemiche) e la mano passò a T. De Mauro, linguista appassionato, uomo di grande talento, l’ultimo vero Ministro della Pubblica Istruzione che non ebbe, però, maggior fortuna del predecessore: lo ricordo ancora, basta che chiuda gli occhi, accasciato sui banchi del governo, lui, uno dei maggiori intellettuali italiani, mentre tutto intorno l’aula parlamentare ribolliva…
Cadde anche quel governo lì, ma la riforma della scuola è ineluttabile e continua, anzi come la rivoluzione culturale in Cina, è permanente.
Cambiata maggioranza parlamentare, cambiato ministro (stavolta un’assicuratrice), azzerata completamente la riforma precedente se ne fece un’altra. S’incaricò uno solo dei trenta saggi di Berlinguer (non l’unico che insegnava, ovviamente) di farla lui la riforma, d’essere lui Licurgo, Solone e Clìstene in un sol uomo. Egli riscrisse tutto, o quasi; presentò la bozza, che divenne legge. Poi, però, mancando i soldi, incombendo le elezioni, tutto si bloccò. Cambiò di nuovo maggioranza parlamentare e cambiò il ministro, che apportò dei cambiamenti. Maggiore severità, innanzi tutto, il che a noi insegnanti piacque un bel po’… Modificò l’anno scolastico, ridiede allo Stato alcune competenze, piccole cose, in fondo. S’era finalmente capito che il mondo della scuola era stato sottoposto, per oltre un decennio, a una terapia intensiva che sfiorava l’accanimento e il nuovo ministro, un medico!, cercò di prescrivere meno medicine, perché la scuola, effettivamente, rischiava di morire intossicata.

Però la scuola è indubbiamente malata e cambiata maggioranza – arrivata quella che governa adesso – il nuovo ministro (questa volta un’avvocatessa), s’è messa al capezzale del paziente e ha prescritto altre medicine. “ I grembiulini per tutti alle elementari, il sette in condotta per arginare i bulli, l’abbandono dei giudizi, spesso prestampati, per tornare alla sincerità del voto: sono scelte che si possono tranquillamente condividere, che forse avrebbe dovuto fare il governo precedente e chissà perché non l’ha fatto. Ma la questione di fondo, della scarsa autorevolezza culturale della scuola temo rimanga irrisolta, e credo anche di sapere la sua doppia radice”. (Marco Lodoli, “La Repubblica”)”. Lodoli prosegue così: credevamo che la fine della scuola classista e nozionistica dei nostri padri avrebbe liberato lo studio e dato una possibilità in più a tutti, il che fu vero, ma insieme alla maggiore libertà sono entrati nella scuola anche i suoi peggiori nemici: il denaro, il successo, l’aggressività e il narcisismo, che sono i veri valori del nostro tempo, mentre la scuola dei padri predicava e praticava l’applicazione, il sacrificio, la concentrazione e lo studio solitario. L’autonomia scolastica, poi, bastione di tutte le riforme, ha trasformato i presidi (pardon, i dirigenti scolastici) in tanti imbonitori da fiera che devono vendere la loro mercanzia (il Piano dell’Offerta Formativa) per attirare clienti (studenti e genitori). La scuola come un’azienda a conduzione familiare (ci si conosce tutti), dove il capofamiglia è il preside. Ma la scuola, conclude, non è un’azienda e ha ragione. Del resto, aggiungo io, quale azienda può aspettare vent’anni (dalla prima elementare alla laurea) per vedere finito il proprio prodotto? Poi, qual è il budget dell’azienda scuola?
Alla scuola italiana, a partire dal presente anno scolastico e per tre anni scolastici, saranno tolti quasi sedicimila miliardi di lire (in lire è più chiaro)…
Questo dato numerico, credo, chiarisca molte cose. Quella fondamentale è che la scuola è un’istituzione che non può considerarsi strategica per la politica e la società italiane, altrimenti le cose, negli ultimi 15 anni, sarebbero andate diversamente. Così stanno le cose, ma l’attuale ministro ha la testa girata da un’altra parte.
A questo punto, in conclusione, noi insegnati vorremmo essere lasciati in pace. Lasciateci alle nostre aule, ai nostri stipendi, al nostro lavoro, che è un mestiere come un altro, da fare bene e che c’impone di fare di tutto e il suo contrario e a volte ci costringe anche a fare gli eroi (come ha scritto di noi insegnanti F. Merlo su “La Repubblica”).

Guido Carletti

17 commenti:

pensatore libero ha detto...

A mio modestissimo parere la scuola va riformata, ma non si può pretendere che una sola parte politica custodisca il "dogma" di come ciò si possa fare.
Purtroppo noto in queste settimane che parte del centrosinistre e ancor di più i sindacati (ovviamenti di sinistra) facciano muro contro muro alle proposte di riforma della ministra Germini. La scuola non ha bisogno di muri contro muri perchè alla fine chi ci rimette sono sempre coloro che invece dovrebbero essere gli interessati principali: i studendi.
Quindi invece di criticare e basta si cerchi di dialogare sui punti della riforma che possono essere validi e si cerchi di modificare quelli dubbi.
La scuola non può essere considerato un ammortizzatore sociale per assumere personale, il fine della scuola è l'educazione dei ragazzi e non lo stipendio dei professore.
Un cambiamento in questo senso ci deve essere e come ogni cambiamento potrebbe essere doloroso ma in questo periodo bisogna mettersi una mano sulla coscienza e incominciare a pensare a qualche sacrificio.
Se ciò avvenisse ben vengano maestro unico, merito, qualità, voti numerici e in condotta.
E se mi è permesso un consiglio ai "sindacati", che facciano non battaglie politiche ma battaglie a favore dell'educazione dei bambini a cominciare da classi formate da non più di 18 ragazzi.
Saluti

Nadia ha detto...

che il maestro unico possa essere considerata una riforma ci vuole una bella faccia tosta. è solo un modo per taglaire i costi, strafregandosene della scuola. Con queste impostazioni che dialogo si dovrebbe cercare?

La scuola, la società e i ragazzini sono estramanente cambiati. Io ho avuto la maestra unica, ma se mi paragono a mia nipote di 9 anni, tra la me di allora e lei c'è un abisso. Come pretendere da un unico maestro la omniscienza su materie cosi' vaste?

come pretendere l'attenzione di una classe di 30 alunni (come propone l'avvocato Gelmini) con un unico riferimento? come approcciarsi da solo con classi sempre più multietniche?
Come garantire il tempo pieno in una società dove la donan lavora e non ha altre possibilità? e dove non ci sono alternative che garantiscano la famiglia? (altro argomento di cui tutti parlano ma nessuno, a parte chiacchiere inutili, sterili e perfino irritanti, fa nulla)
Come scrive Guido di riforme se ne sono state fatte tante nella scuola, e molte in peggio (pensiamo al fallimento del 3+2 dell'università) e quest'ultima non sta facendo altro che peggiorare il livello scolastico in cui eravamo tra i primi in europa, la scuola elementare appunto.
Ma tanto un governo di destra che se ne fa di una popolazione istruita? che magari poi riesce anche ad avere lo spirito critico per analizzare tutte le sue azioni?
e non si acconatenta più di imbambolarsi davanti a programmi come Lucignolo?

Nadia

pensatore libero ha detto...

Cara Nadia attenta a non cadere nella trappola di definire chi non la pensa come te "voi" come "non istruita".
Purtroppo questo è un vizietto un po' troppo ricorrente nelle discussioni con persone della vostra area politica/ideologica.
Non dovete dare per scontato che tutto ciò che fa il governo sia negativo se no non diventerete mai credibili.
Semmai si possono trovare delle migliorie alle soluzioni prospettate come avevo già scritto, maestro unico si ma con classi di 18. Altri temi non mi sembrano cosi negativi a incominciare dal merito per premiare gli insegnanti.
Saluti

Anonimo ha detto...

Non ho mai definito chi non la pensa come me, meno istruito. Ci mancherebbe.
Sei tu che lo leggi, coda di paglia?

Comunque, non posso condividere una riforma che non ha obiettivi, tranne quello di tagliare i costi.

E purtroppo, inezie come grembiulino e voto e condotta, non possono mascherare una riforma insensata, volta solo a peggiorare una situazione.
Che la destra punti ad una scuola privata, cercando di demolire quella pubblica mi sembra chiaro.

Se un progetto è sbagliato in partenza, nelle fondamenta e nella struttura base puoi fare tutti i miglioramenti che vuoi, ma rimarranno solo accessori.

Che la Tv, poi e i modelli proposti non vadano verso una direzione di miglioramento della cultura ma di un peggioramento (vedi la Tv spazzatura, le veline, i programmi di amici, gli attori raccomandati, i ministri raccomandati, giornalisti che di deontologia professionale non sanno che farsene, e cc ecc...) ne abbiamo, purtroppo, esempi a volontà, e dimostrazione tutti i giorni.

panem et circem, dicevano i buon vecchi latini, peccato che oramai anche il pane cominci a scarseggiare (in compenso non paghiamo più l'ICI, e speriamo nell'abolizione del bollo, salvo poi riflettere quanto queste operazione effettivamente ci costeranno)

Fortuna ci rimane la TV!

N.

pensatore libero ha detto...

No ci mancherebbe, non ho la coda di paglia ma ti riporto le parole che hai scritto sopra e mi sembrava un po offensivo per coloro che non hanno votato PD...

"...ma tanto un governo di destra che se ne fa di una popolazione istruita? che magari poi riesce anche ad avere lo spirito critico per analizzare tutte le sue azioni?
e non si acconatenta più di imbambolarsi davanti a programmi come Lucignolo?"


Comunque a parte tutto ripeto, non serve il muro contro muro, il problema della scuola esiste e va affrontato, che sia il centrodx ad avere in mano l'iniziativa non importa, bisogna essere costruttivi anche da parte vostra.
Ultima nota sull'ipotesi delle scuole private: e perchè no?
Ad esempio ci sono tante buone scuole private cattoliche che andrebbero incentivate per dar modo a tutti di poter scegliere cosa frequentare, lo Stato finanzierebbe questi istituti ma risparmierebbe sulla gestione che sicuramente è più efficente.
Parere personalissimo ma la penso cosi.
G.

Gianluca ha detto...

Tre veloci risposte al commento di "pensatore libero"

1) in tempo di magra i sacrifici dovrebbero farli in primis gli evasori fiscali e poi, qualora non basti, gli altri. Nel caso degli evasori più che di sacrifici si dovrebbe parlare di doveri.
2) non trovi quantomeno schizofrenico l'atteggiamento del governo? Da un lato "ricatta" il sindacato, ponendolo di fronte alle proprie responsabilità in caso di fallimento dell'Alitalia, con conseguente perdita di 20000 posti di lavoro più l'indotto; dall'altro annuncia il licenziamento di 140000 (centoquarantamila!)impiegati della scuola come se nulla fosse (e fregandosene del sindacato). Qual è la differenza tra un impiegato della scuola e un dipendente Alitalia? Forse una bandiera tricolore che stuzzica tanto l'orgoglio nazionale e fa guadagnare badilate di voti e di debiti (quelli, però, a carico dei contribuenti. Sigh!)
3) capisco che 5 TG su 6 sono impegnati a nascondere gli effetti negativi della riforma della scuola ma non puoi difendere le proposte del ministro dell'istruzione e nello stesso tempo esprimere l'auspicio affinchè si arrivi a classi con 18 alunni. La piattaforma Gelmini va esattamente nella direzione opposta! Si parla di classi che potranno avere anche 30 alunni. Quali conseguenzi pensi possano derivare da una decisione del genere? Iscriveresti tuo figlio in una scuola sapendo che dovrà stare in classe con altri 29 bambini?
Gianluca

Nadia ha detto...

mi confermi esattamente quello che pensavo: la scuola è privata? allora ci rimanga.

hai i soldi per permettertela?meglio così. Io voglio invece che la scuola pubblica, quella di tutti, quella dell'immigrato e dell'operaio, quella del figlio del ricco e del precario (se mai ce la farà a farsi una famiglia) sia accessibile e di buona qualità,e che dia opportunità a tutti, come l'art, 3 della nostra costituzione prevede.

Poi che la scuola costi, e venga tagliata con "lu farciò" a me non sta bene, e che questo porti poi ad una valorizzazione della scuola privata, cioè di chi può farla solo se ha i soldi, mi fa incacchiare come una biscia.

ripeto le parti della riforma che tu dici interessanti sono inezie, come dire a uno che fuma 50 sigarette al giorno e fa una vita sedentarissima, di prendere lo zucchero di canna invece che quello raffinato.

Nn è che la situazione gli migliori molto vista che è il sistema di base che è scorretto

paolo ha detto...

La cosa drammatica è che questa maggioranza con i mezzi che ha (mezzi... io direi "pieni", visto che Sua Emittenza controlla tutte le televisioni in chiaro) riesce ad ammantare di una patina ideologica anche le più squallide operazioni di contabilità. A qualcuno, però, ogni tanto scappa di bocca la verità. Come è successo al sottosegretario della Gelmini, il mitico Pizza, quello che voleva far saltare le elezioni perché ingiustamente escluso dalla competizione elettorale (peccato non abbia perseguito nel suo intento...ma sì sa, a Berlusconi non mancano argomenti convincenti). In una trasmissione televisiva ha “tagliato” corto dicendo che le chiacchiere stanno a zero e che la riforma (o la “riduzione”) della scuola è necessaria solo per una questione di soldi. Il governo ha la piena facoltà di decidere il modo più opportuno per fare cassa, ma almeno non ci prenda per i fondelli. Se decide di massacrare la scuola lo fa adottando una legittima scelta politica, ma qualcuno ci lasci almeno la libertà di far notare che si tratta di una vigliaccata (tanto la scuola è un covo di ex sessantottini cattocomunisti) e che i soldi si potrebbero trovare anche da altre parti: come giustamente ricorda Gianluca almeno il governo Prodi ci aveva provato (e con qualche risultato) con gli evasori; invece il primo provvedimento preso dall'attuale governo nel primo consiglio dei ministri (ripeto, il PRIMO) è stato quello di abolire le norme antievasione introdotte da Visco e Bersani. Che tempestività!! Manco il tempo di respirare... Poco dopo è arrivata la genialata dell'Alitalia e dei debiti della “bad company” scaricati sul groppone degli italiani. E i soldi per pagare quei debiti adesso bisogna andare a fregarli nei cassetti delle cattedre della scuola.

pensatore libero ha detto...

Rispondo velocemente solamente ad alcuni punti di Gianluca e di Nadia:
inannzitutto non è minimamente paragonabile la situazione Alitalia con la scuola. Quando si danno dei numeri non bisogna dare solo quelli che fanno comodo, perchè pur riconoscendo che questa riforma vada migliorata, bisogna riconoscere che il rapporto alunni/insegnanti in Italia è il più alto dei paesi occidentali contro un indice di istruzione tra i più bassi in Europa e da questo se ne deduce che l'equazione + insegnanti = + istruzione non è corretta (almeno in Italia. Il Governo non ha parlato di licenziamenti, semmai il taglio avverrà tra i precari, ma putroppo questo fa parte del loro ruolo e un precario si chiama così proprio per questo.
Io ho un figlio che il prossimo anno andrà in prima elementare e l'ipotesi del maestro unico non mi spaventa affatto, semmai la mia richiesta forte (e spero anche da parte vostra e dei sindacati) sia sul numero degli alunni per classe. Questo permetterebbe una migliore redistribuzione del corpo insegnante e ne beneficerebbe sicuramente la qualità della scuola stessa.
Per quanto riguarda il privato penso che l'idea di uno Stato che aiuti le famiglie che vogliano mandare i propri figli in istituti privati sia utile sia per lo Stato sia per i ragazzi stessi.
Queste ripeto sono mie opinioni.
Saluti

Anonimo ha detto...

Un breve commento, nello squallore che ci sta piovendo addosso!
Premessa: anche la scuola, come altri settori, ha bisogno di essere riformata od aggiornata in vari punti e per diverse questioni, ma una riforma non la si può fare con un decreto legge (una volta i DL erano atti di urgenza per motivi immediati e gravi!) di pochi articoli e poche parole senza confrontarsi con gli altri (Parlamento, Sindacati, addetti ai lavori, etc.
Quello che sta succedendo ora nella scuola non è una riforma, sono tanti francobolli posati qua e là per diminuire la spesa pubblica con il rischio di rovinare anche quel poco che c'è di buono (vedi scuola elementare che ritornerà sic et simpliciter agli anni '50).
Inoltre le mezze verità, le menzogne e le contraddizioni.
Mi riferisco non solo al maestro unico (ora ce ne sono due per tre classi, non tre per classe!)ma anche a ciò che ci aspetta su altri settori.
Si sbandiera per esempio l'inglese nella scuola primaria (lo ha detto anche Berlusconi in TV che verrà potenziato), invece si prevede una riduzione di insegnanti specialisti di lingua inglese nella scuola primaria (e già oggi sono pochi e insufficienti) di 4.000 unità nel 2009/2010, di 3.900 unità nel 2010/2011, di 3.300 unità nel 2011/2012 (fonte: Il Sole 24 ore di Venerdì 26 settembre 2008 - giornale notoriamente serio).
Potrei continuare ancora, ma è sufficiente ciò che ho scritto.
La verità è solo una, si va a fare cassa in modo indiscriminato su un settore vitale per il nostro paese.
E poi per pagare cosa: la montagna di debiti dell'Alitalia, l'evasione fiscale, sperperi in tanti settori, le salate multe annuali che lo Stato deve pagare all'Europa per mantenere la illegale Rete 4 a Berlusconi e Fede, e così via dicendo . . .
Dopo oltre trenta anni di "onorata" carriera nella scuola pubblica italiana, non sono per niente ottimista.
Dario
P.S. Attenti alle scuole private, non sono il male assoluto, ma le conosco per esserci andato come commissario d'esame: sono rimasto letteralmente scioccato.

Anonimo ha detto...

Dimenticavo di dire una cosa a proposito del rapporto docenti alunni.
Nella mia scuola ci sono classi (molte, non una o due)con 27-28-29 alunni, una terza di un corso di alta specializzazione (che dovrebbe formare i tecnici per l'industria italiana!) di ben 33 alunni. Ma di che stiamo parlando? Il problema è che ci sono scuole sparse un po' in tutta italia, dal profondo Nord al profondo Sud, con classi di 7-8-9 alunni, istituti di dimensioni bassissime, con 100-200-300 alunni, ma chi le tocca quelle situazioni se poi certe scelte fanno perdere i voti?
Dario

gianluca ha detto...

I dipendenti della regione Sicilia sono ventitremila e nonostante ciò la regione non si distingue per la sua efficienza; i dipendenti della scuola primaria sono tanti, forse troppi, tuttavia stiamo parlando di una realtà che ci invidiano in tutto il mondo. Se si vuole razionalizzare la spesa sarebbe più opportuno iniziare dalle realtà che costano tanto e producono poco.
Gianluca

Nadia ha detto...

rispondo a pensatore libero:
l'indice di istruzione basso in italia non dipende dalle scuole elementari, semmai dalle scuole superiori e dall'università. Quindi dire che ci sono troppi insegnanti rispetto agli alunni parlando delle elementari e collegarlo alla inefficienza non è corretto.

e il discorso che facevi sull'equazione decade.

Secondo: la nostra scuola elementare è invece una delle prime in Europa, quindi anche in questo caso la tua obiezione non regge.

terzo: quando parli di precari dici: "questo è il loro ruolo".

ma stai scherzando?
precario non è uno che se l'è cercato, semmai, è vittima, a parte pochi casi, di un sistema che lo sfrutta come un lavoratore a tempo indeterminato, togliendogli tutti i vantaggi.( remunerazione adeguata compresa).

i precari sono flessibili, solo per quello che fa comodo allo Stato e ai datori di lavoro (sempre tranne poche eccezioni).

Anonimo ha detto...

Vorrei ritornare sull'argomento scuola, innanzi tutto ringraziando tutti coloro che sono sin qui intervenuti, poi per precisare alcune cose.
La scuola, ovviamente, non è di destra né di sinistra, è di tutti. E' banale dirlo ma mi sembra che ne valga la pena, sennò i discorsi che facciamo deragliano.
Secondo.
Sarebbe ora di smetterla con le riforme scolastiche pensate a tavolino senza sentire noi insegnanti...Pardon, non me, ma colleghi come Lodoli, ad esempio, Paola Mastrocola o il maestro di strada Rossi Doria che a Napoli ha salvato migliaia di ragazzini da una brutta fine. Ma ce ne sono tanti altri da sentire: insegnanti di sostegno, insegnanti vincitori di premi letterari, inventori con tanto di brevetto, insegnanti vecchio stampo e modernizzatori. Purché qualcuno li senta. Essi sarebbero in grado di dare ottimi consigli illustrando per bene com'è la scuola e suggerendo i provvedimenti più adatti a risalire nelle graduatorie internazionali. Gli insegnanti non sono i nemici da abbattere, l'ostacolo ai miglioramenti.
Terzo. Gli insegnanti non hanno lo stipendio dal ministero del Welfare, ma da quello della Pubblica Istruzione... Vale la pena sottolinearlo. Perché? Perché svolgono un lavoro e, quindi, percepiscono uno stipendio che non può essere considerato alla stregua di un sussidio contro la disoccupazione. La scuola è per gli studenti, che gli insegnanti educano e istruiscono. Se siamo d'accordo sul fatto che troppi alunni in classe non imparano granché, il numero degli insegnanti deve essere adeguato. Se poi, come dice l'attuale ministro, il 97% percento del bilancio della Pubblica Istruzione è fatto di stipendi, la colpa è dei governi nazionali e del taglio sistematico delle risorse che ha assunto proporzioni imbarazzanti. Fra tre anni,mi pare ovvio, il 100% del bilancio sarà solo stipendi. Certo gli insegnanti si possono anche licenziare o destinare ad altra amministrazione.In base a quale criterio? Al merito, dicono. Per me, mi sbaglierò, ma saranno altri i parametri, comprese le opinioni espresse. Non era mai accuduto che insegnanti che hanno contestato un ministro, siano stati identificati dalla Polizia. Adesso è successo e m'inquieta.
Quarto. Scuole private. Le scuole private sono di due tipi, i cosiddetti "diplomifici" che promettono mirabilia tipo supermarket (due in uno, tre per uno, quattro in uno...diploma in un anno! Ossia cinque in uno, boom!!)e le scuole cattoliche più qualche laica d'un certo spessore. Non credo si voglia parlare dei diplomifici (definizione non mia, bensì d'uso comune). Per le altre, vale la Costituzione. Tutti si possono iscrivere a scuole private che educano e istruiscono liberamente senza oneri per lo Stato.
Quando, nel 1962, si passò alla media unificata, ossia all'abolizione dell'avviamento al lavoro o di quel che ne restava, il 20% dell'offerta formativa italiana proveniva da scuole private (e allora i diplomifici non esistevano!). Ora è al 7% (compresi i diplomifici). Allora, qual è il ragionamento da fare? Semplice, che sono stati i genitori italiani a scegliere la scuola pubblica, mettendo in crisi quella privata ( i diplomifici un po' meno, perché hanno, come dire...una funzione sociale). Come mai i genitori italiani hanno abbandonato progressivamente la scuola privata? Azzardo un'ipotesi. La scuola pubblica funziona bene, direi meglio di quella privata e costa poco. Il corpo insegnante è di prima qualità e soddisfa le esigenze anche dei ricchi (i cui figli, generalmente, frequentano il Liceo Classico).Per i ricchi le rette delle private non sono certo un problema, eppure lì non li mandano, i figli. Non varrebbe la pena di rifletterci sopra, anche su questo dato?
Guido Carletti

Anonimo ha detto...

Il 30 io faccio sciopero. Anche mia moglie Daniela. Insegnò alle elementari prima di passare alle superiori. Dice che reintrodurre i voti alle elementari è ritornare al Medioevo. E' bollare i piccoli con un marchio, l'azzeramento del pensiero, l'eliminazione della fatica di capire perché a sei anni il cucciolo proprio non va.
E' proprio un brutto momento.
Guido Carletti

pensatore libero ha detto...

Signor Carletti, con tutto il rispetto che ho verso di lei, ma considerare il voto in condotta come uno dei temi per cui fare sciopero mi lascia perplesso.
Basta con il buonismo di facciata, ma veramente un 5 sul quaderno può bollare un bambino? Non credo.
Mio figlio il prossimo anno andra in prima elementare probabilmente, ormai, con il maestro unico e con i voti e la cosa non mi preoccupa affatto, non perchè non abbia a cuore mio figlio, ma perchè i problemi sono ben altri, e se avrà delle difficolta o dei "dispiaceri" gli cercherò di spiegare che la vita non ci sono solo cose belle ma anche cose brutte e difficili che con impegno e serietà si imparerà a superare.
Avra meno opportunità di altri che usufluiscono del cosiddetto modulo?
Non credo, stiamo parlano di bambini dai 6 ai 10 anni cerchiamo farli sentire a loro agio nella scuola senza doverli a tutti i costi inquadrarli in "orari" rigidi e pesanti, gradualmente avranno tempo e modo di approfondire le loro conoscenze e capacità almeno fino a 18 anni.

Anonimo ha detto...

Caro Gianni approfitto dei suoi complimenti per confermarle che farò sciopero, ma non contro il voto di condotta che, per altro, alle scuole superiori abbiamo sempre avuto (di questo si parla poco, però, come del fatto che solo per un breve periodo esso non determinò la bocciatura. Un sette in condotta è già adesso l'anticamera per la bocciatura, ciò senza aspettare un 5. Poi posso assicurarle che, se il sette in condotta facesse media e mi par di capire che da domani lo farà, ai miei alunni andrà benissimo, ché con un bel sette in condotta la media gli si alzerà di qualche decimo...).
Mia moglie superò il concorso per maestra elementare all'età di 21 anni (brava, no?). Ora insegna Inglese alle superiori. Mi conferma che dal punto di vista pedagogico dare voti e quindi giudizi netti ai bambini è rischioso. Il rischo che si corre è grave e si chiama frustrazione, a quell'età incomprensibile e ingestibile dal punto di vista emozionale.
La cosa che non quadra, se ci pensa bene, è la seguente. Nessuno nel Governo (dico nel Governo!) si chiede se i tre maestri(o maestre) abbiano finora funzionato, se gli alunni delle elementari siano ben preparati o meno.
Oggi leggendo i giornali scopro che la scuola elementare italiana è la quinta a livello mondiale. L'ho scoperto alla vigilia dell'approvazione del decreto Gelmini. La quinta. La stessa organizzazione (OCSE) dice che le superiori italiane sono al 28° posto su trenta. Non è che stiamo per combinare un gran casino?
Stasera Gianni scruti bene suo figlio, si soffermi a guardarlo: asini volanti s'apprestano a complicargli i prossimi cinque anni di vita scolastica.
Cordiali saluti
Guido Carletti