sabato 29 gennaio 2011

IL PROBLEMA DELLA POLITICA

Stanco di quanto costretto a subire in questi ultimi tempi fra tv e giornali, disgustato dall’idea di troppi che la presunzione di innocenza di qualcuno possa essere scambiata per presunzione di  stupidità di tutti gli altri, vorrei proporre un argomento di discussione su un livello più consono a chi ama la vera politica. Ispirato anche da due recentissime letture. La  prima su una ricerca IBM (pazienza se qualcuno dirà: dagli con l’IBM) intitolata next five in five (leggi) che tenta di prevedere le cinque innovazioni più “importanti” dei prossimi cinque anni. La seconda tratta dal discorso sullo stato dell’Unione tenuto da Obama giusto tre giorni fa, quando parla di formazione, innovazione e ricerca. Il tema che vorrei proporre è: qual è oggi il principale problema della politica? Quello da cui dipendono tutti gli altri? E senza parlare solo dell’Italia? Personalmente sono convinto che il guaio sia tutto nella incapacità della “scienze umanistiche”, intendendone la politica come una delle massime espressioni ma includendovi ovviuamente sociologia, filosofia e via dicendo, di tenere il passo delle “scienze esatte”; per dirla in breve della tecnologia. Il pensiero tecnologico  vola; il pensiero socio-filosofico-politico va a piccoli passi e stenta parecchio a fare il proprio mestiere. Nella società delle bio e delle nanotecnologie, ad esempio, può il rapporto fra capitale e lavoro essere lo stesso rispetto ai tempi della rivoluzione industriale? O il rapporto fra scienza medica ed etica? Pensateci bene! Se non ci fosse la possibilità tutta tecnologica di “creare” un’azienda, per dire, con la testa in Italia, la produzione in Vietnam, l’amministrazione in Cina e l’informatica in India, potrebbe Marchionne permettersi di fare quello che sta facendo? E quale sarebbe la risposta più corretta e intelligente della politica? E quale sarebbe l’atteggiamento giusto per una forza politica di centrosinistra? Potrei andare avanti all’infinito. Mi fermo sperando che il tema appassioni e venga alimentato da numerosi commenti! 

12 commenti:

Anonimo ha detto...

...interessante!grazie per lo spunto alla riflessione!

Anonimo ha detto...

A mio parere il problema è il tempo: la tecnologia ci impone velocità, e oggi velocità implica superficialità. Le scienze "umanistiche" necessitano intrinsecamente di riflessione e approfondimento e sono spesso ed inevitabilmente voltate ad analizzare e sviscerare il passato. Di conseguenza, se il pensiero filosofico cerca di stare al passo con i progressi tecnologici e guarda troppo in avanti, rinuncia necessariamente alla propria essenza e produce solo superficialità. Se Proust avesse avuto internet forse non avrebbe avuto il tempo di scrivere la recherche. Venendo alla politica: non sappiamo più capire e metabolizzare il passato e questo ci impedisce di pensare e progettare il futuro. Ancora una volta il problema è il tempo: la velocità/superficialità ci condanna a sguazzare nel presente.

Anonimo ha detto...

Anche la" Politica", ahimè,è chiamata a raccogliere sfide alle quali non sempre è preparata a rispondere. Mi riferisco a tutte quelle scelte etiche che il progresso tecnologico ci impone:fecondazione eterologa,procreazione oltre i limiti naturali,sopravvivenza attraverso le macchine in condizioni di vita vegetativa.Ci vorrebbero dei Saggi capaci di regolamentare la materia in modo da tutelare i cittadini che si trovassero di fronte a scelte difficili.Mi chiedo come questo si possa conciliare con la "politica" delle alleanze!

Anonimo ha detto...

è proprio così...i politici, poichè necessariamente "non competenti" su certi temi, dovrebbero avere l'intelligenza e ragionevolezza di affidarsi a tecnici, esperti, studiosi di discipline così delicate e importanti

michele ha detto...

....forse rispondo in ritardo, ma non penso ingiustamente.
Il tuo articolo più che alimentare un ampio e sano dibattito sembra alimentare provocazione. Denigrazione delle scienze umanistiche e assolutizzazione della tecnica. Dibattiti sui limiti e le problematiche sollevate dalla tecnica ce ne sono a iosa e tutte convergono nel criticare costruttivamente il pensiero tecnico, cioè vedendone i limiti e le potenzialità. A differnza di chi sostiene che la filosofia per necessità ontologica guardi al passato, un po' come l'angelo di Klee, mi sembra una gran balla. Dipende dal tipo di disciplina e dal suo interesse di ricerca e comunque anche quando guardi al passato lo fa con l'intento di rispondere alle sfide del futuro. C'è tutta una branca della filosofia morale, politica e teoretica che si sta confrontando con le neuroscienze e l'economia.
Precisato il suddetto a me sembra che la politica, anch'essa tecnicizzata, (Weber docet) debba ritornare a rimprendere e rimarcare i suoi confini: lo sbrigliamento della macchina economica ha prodotto e continua a produrre effetti sulla società civile e sull'ambiente non più sostenibili. Per lungo, troppo lungo tempo, la figura umana è stata considerata strumento, mezzo di un fine che la tecnica ha assolutizzato: efficenza e profitto!A questa altezza del discorso la politica deve porre rimedio. Il problema è che la politica stessa considera l'elettore un suo potenziale mezzo per raggiungere un fine: governare per il gusto di governare!
E per quanto la tecnica si libri in aria a velocità superiore del pensiero umanistico non avrà mai quella nobiltà e grandezza di respiro che la Filosofia da sempre ha avuto!
Mi spieghi perché sempre più persone che vengono dalla scienze tecniche si iscrivono a corsi di Laurea in Filosofia?O addirittura cattedre di Filosofia vengono istituite entro le Università di Ingegneria? Forse perché a distanza di millenni questa scienza che alcuni definirono "la più meravigliosa" continua ad appassionare e a rispondere. E' una scienza classica e come tutte le scienze classiche è sempre attuale!
Piuttosto, una modalità saggia e all'altezza dei tempi sarebbe quella di ritornare ad un nuovo "Rinascimento" dove con l'uomo al centro del mondo le discipline dialoghino e si confrontino per migliorarne le sue possibilità di vita con se stesso, con gli altri e con l'ambiente!
Cordialmente.
Michele Feliziani.

Anonimo ha detto...

Diceva ieri Benigni che senza l'arte, la poesia, la musica, la cultura non si ha identità, non si ha la passione.

le definiscono scienze non esatte, ma senza di esse non avremmo il nostro io, e senza una identità scienza tecnologia innovazione non avrebbero spinta. E senza una identità non ha senso nemmeno la politica.
n.
Un po' sconclusionato ma perdonatemi, è venerdì!

Anonimo ha detto...

Ho riletto il testo di Giretti, non mi sembra proprio che intendesse negare il valore delle discipline umanistiche rispetto alla scienza: mi pare invece che volesse evidenziare la difficoltà per la filosofia di elaborare teorie di comportamento (anche politico)di fronte a scoperte sempre nuove.Mi sbaglio?

michele ha detto...

Gentile anonimo/a cerchiamo di essere costruttivi.
Gianfranco pone, dal suo punto di vista, un problema, forse più d'uno creando anche un po' di confusione. Vorrebbe mettere sulla brace troppa roba.
Tuttavia a me è interessata la sua visione problematica della filosofia. Come dice Gianfranco la filosofia e con essa il gruppo delle scienze umane arrancherebbero nello stare al passo della tecnica. Perlomeno così io l'ho interpretata.
Lei sostiene, a difesa di Gianfranco, che la filosofia politica non è in grado di teorizzare un pensiero che sia all'altezza dei tempi, cioè delle nuove scoperte della tecnica.
D'acchito mi verrebbe da risponderLe che la sua ignora lo statuto della filosofia politica, il suo obiettivo, il suo metodo e tutte le correnti di pensiero e di pensatori che hanno fatto si che avesse avuto e continuasse ad avere esistenza. Il primo ad essersi pronunciato è stato Platone con la "Repubblica", poi Aristotele con "La Politica" e l Etica a Nicomaco, poi Dante con il De Monarchia, poi Spinoza con "Teologia Politica", Kant con "La critica della ragion pratica", sino ad arrivare alla contemporaneità con Arendt (Vita Activa) Habermas "Teoria dell'agire comunicativo" Rawls "Teoria della Giustizia", Carl Schmitt "Teologia politica" e Leo Strauss "Che cos'è la politica" Soltanto per citarne alcuni. Come vede il repertorio è ricco e sostanzioso. Tutti hanno cercato di rispondere intorno alla "natura" della cosa pubblica, sulla "Giustizia", sulla "legittimità" del potere, sull'eguaglianza, sui diritti dell'uomo, sulla globalizzazione ecc.
Si tratterebbe di essere un pochettino pù accorti e virtuosi nel porre domande.
Per quel che mi riguarda gradirei da Lei una risposta, anche approssimativa: fermo restando che qualcuno ha teorizzato visioni normative che pure avendo un fondamento metafisico hanno tuttavia una forte aderenza alla realtà perché, la tecnica, nella sua produzione scientifica, non ha tenuto conto di ciò che ha per oggetto il Bene comune?
Nella mia domanda risuona la celebre "nona" tesi della filosofia della storia di W. Benjamin "Angelus Novus" che ben ha interpretato il progresso ispirandosi all'omonimo di Klee.
Su questo dovremmo continuare la nostra discussione.
Cordialmente.
M

Anonimo ha detto...

A tutti (ma in particolare a qualcuno...) vorrei suggerire di imparare a scivere in italiano (grammatica, sintassi, ecc ecc)

michele ha detto...

Grazie per il suo cordiale suggerimento.
A Lei, invece, suggerirei di attenersi al tema e di andare in profondità. Forse certe risposte dettate più dall'istinto distruttivo, avversativo ed ideologico verrebbero meno.
Legga e studi!
Cordialmente.

P.s. Mi corregga forma e sintassi!

Anonimo ha detto...

Per andare in profondità occorre maneggiare con destrezza gli strumenti necessari (tra cui la lingua), altrimenti frasi e parole mal scritte appariranno sempre e soltanto (poco riuscita) ostentazioine di nozioni possedute ma non sviscerate.
Le assicuro che leggo e studio al punto di potermi permettere queste osservazioni, le quali non sono distruttive ma piuttosto costruttive. Il suggerimento è amichevole: se non si esprime adeguatamente i suoi pensieri appariranno poco comprensibili e pertanto vacui.

P.S. il costo orario per delle ripetizioni è elevato, non so se può permettersi la mia parcella

michele ha detto...

Del tutto amichevolmente Le consiglio un buon manuale da maneggiare con cura e attenzione.
Altrimenti in questo dibattito il suo contributo continuerà a rimanere inconsistente.
Inoltre tenga conto che non stiamo scrivendo all'interno di una rivista scientifica!
Ubi maior minor cessat!
M

P.s. Posso offrirle lezioni di Storia e Filosofia. Non chiedo molto!