Il filosofo politico Charles Taylor (1991), nel suo Il disagio della modernità, ci restituisce un’immagine di società segnata da nodi ad oggi irrisolti: dall’erosione dei legami sociali, alla incapacità della politica di favorire opportunità di pienezza di vita, dal progressivo svuotamento di senso delle istituzioni democratiche, all’uso strumentale della ragione per fini opportunistici e/o utilitaristici.
Del lavoro di scavo di Taylor ce ne serviamo per mettere in evidenza quegli atteggiamenti strumentali di uomini di partito e con responsabilità istituzionale che alla strumentalizzazione della ragione ricorrono per rinsaldare appartenenze antidemocratiche, edificare muri di divisione sociale, dare corpo alla dialettica amico-nemico. È quanto avvenuto con la vicenda di Salim El Koudri, il ragazzo italiano che in uno stato di disagio psichico (stando alla perizia) ha travolto diversi passanti nel centro storico di Modena. Di questo fatto, oltre alla sofferenza gratuita esercitata, colpisce la reazione opportunistica che alcune figure di riferimento della destra di partito – nel caso specifico la Lega, sia a livello nazionale che locale – hanno adottato nel condannare la tragedia.
Ancor prima che le autorità giudiziarie concludessero le indagini, questi uomini - dal capo della Lega al sindaco di Filottrano - si sono precipitati a commentare via social più per identificare un nemico che per comprenderne le ragioni. Come sovente è accaduto, talune situazioni costituiscono infatti occasioni proficue per inveire contro i più fragili, i più indifesi, i capri espiatori di quei problemi di cui la politica non è in grado di dare risposta. Minacciare di requisire la cittadinanza è di certo più facile e disimpegnativo che ragionare su quali misure politiche adottare per favorire integrazione, inclusione, garantire trattamenti sanitari, creare opportunità di lavoro e restituire fiducia nella formazione come veicolo di riscatto e mobilità sociale. Gli atteggiamenti di pubblica offesa, di odio e di minaccia nei confronti di minoranze o di gruppi percepiti come diversi sottende quella che Franz Neumann definiva “angoscia nevrotica”: un sentimento necrofilo che necessita di individuare un capro espiatorio su cui riversare energia negativa, cattiveria e aggressività.
Come scrive Luciano Manicardi (2020) in Contrastare l’odio, vi “[…] è oggi il diffondersi di un’inedita cattiveria che contagia e corrompe il tessuto quotidiano del vivere: emerge nelle conversazioni al bar e in famiglia, è in bocca a politici e responsabili della cosa pubblica, […], riguarda giovani e adulti e anziani, uomini e donne. Non solo, ma c’è oggi l’ostentazione della cattiveria e la derisione del buonismo che è ormai un insulto e qualcosa da cui guardarsi. Anzi, c’è perfino la rivendicazione senza alcuna vergogna della crudeltà e della cattiveria, un piacere nell’esibirla quasi essa fosse sinonimo di autenticità e rigetto dell’ipocrisia”. (Manicardi, p.6)
A tale deriva istituzionale e sociale, noi del partito democratico Flavio Antinori di Filottrano, saldamente ancorati ai principi democratici, contrapponiamo una prassi politica di denuncia e di alternativa alla logica strumentale della ragione: alla dialettica amico-nemico. Senza indulgere in semplificazioni idealizzanti, riteniamo che la stabilità e il progresso di un sistema democratico, sociale, politico ed economico, dipendano in primo luogo dalla capacità di riconoscere la coesistenza di culture plurali, di vedere gli altri come altri e simili a noi, di promuovere integrazione e coesione sociale. In questo contesto, la crescente interdipendenza dei mercati economici e finanziari, le trasformazioni indotte dai cambiamenti climatici e la persistenza dei conflitti internazionali rappresentano fattori strutturali che contribuiscono ad intensificare i fenomeni di coabitazione interculturale. E ad essa il partito democratico si mobilita per mettere a terra strategie di valorizzazione e concreta attuazione.
La riduzione di tale complessità a slogan minacciatori e esemplificativi rivela piuttosto una evidente insufficienza analitica e una debolezza sul piano della progettualità politica. Al contrario, queste dinamiche richiedono risposte articolate e sistemiche, fondate su politiche pubbliche efficaci, su un’educazione diffusa alla convivenza civile, sulla promozione della solidarietà e sul pieno riconoscimento delle differenze.
Michele Feliziani
“membro segreteria circolo PD Flavio Antinori di FILOTTRANO”
