Intervento del segretario di circolo PD Roberto Pesaresi per l'anniversario della Liberazione di Filottrano 9 luglio 1944.
In allegato il link per leggere l'intervento.
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Intervento del segretario di circolo PD Roberto Pesaresi per l'anniversario della Liberazione di Filottrano 9 luglio 1944.
In allegato il link per leggere l'intervento.
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Del lavoro di scavo di Taylor ce ne serviamo per mettere in evidenza quegli atteggiamenti strumentali di uomini di partito e con responsabilità istituzionale che alla strumentalizzazione della ragione ricorrono per rinsaldare appartenenze antidemocratiche, edificare muri di divisione sociale, dare corpo alla dialettica amico-nemico. È quanto avvenuto con la vicenda di Salim El Koudri, il ragazzo italiano che in uno stato di disagio psichico (stando alla perizia) ha travolto diversi passanti nel centro storico di Modena. Di questo fatto, oltre alla sofferenza gratuita esercitata, colpisce la reazione opportunistica che alcune figure di riferimento della destra di partito – nel caso specifico la Lega, sia a livello nazionale che locale – hanno adottato nel condannare la tragedia.
Ancor prima che le autorità giudiziarie concludessero le indagini, questi uomini - dal capo della Lega al sindaco di Filottrano - si sono precipitati a commentare via social più per identificare un nemico che per comprenderne le ragioni. Come sovente è accaduto, talune situazioni costituiscono infatti occasioni proficue per inveire contro i più fragili, i più indifesi, i capri espiatori di quei problemi di cui la politica non è in grado di dare risposta. Minacciare di requisire la cittadinanza è di certo più facile e disimpegnativo che ragionare su quali misure politiche adottare per favorire integrazione, inclusione, garantire trattamenti sanitari, creare opportunità di lavoro e restituire fiducia nella formazione come veicolo di riscatto e mobilità sociale. Gli atteggiamenti di pubblica offesa, di odio e di minaccia nei confronti di minoranze o di gruppi percepiti come diversi sottende quella che Franz Neumann definiva “angoscia nevrotica”: un sentimento necrofilo che necessita di individuare un capro espiatorio su cui riversare energia negativa, cattiveria e aggressività.
Come scrive Luciano Manicardi (2020) in Contrastare l’odio, vi “[…] è oggi il diffondersi di un’inedita cattiveria che contagia e corrompe il tessuto quotidiano del vivere: emerge nelle conversazioni al bar e in famiglia, è in bocca a politici e responsabili della cosa pubblica, […], riguarda giovani e adulti e anziani, uomini e donne. Non solo, ma c’è oggi l’ostentazione della cattiveria e la derisione del buonismo che è ormai un insulto e qualcosa da cui guardarsi. Anzi, c’è perfino la rivendicazione senza alcuna vergogna della crudeltà e della cattiveria, un piacere nell’esibirla quasi essa fosse sinonimo di autenticità e rigetto dell’ipocrisia”. (Manicardi, p.6)
A tale deriva istituzionale e sociale, noi del partito democratico Flavio Antinori di Filottrano, saldamente ancorati ai principi democratici, contrapponiamo una prassi politica di denuncia e di alternativa alla logica strumentale della ragione: alla dialettica amico-nemico. Senza indulgere in semplificazioni idealizzanti, riteniamo che la stabilità e il progresso di un sistema democratico, sociale, politico ed economico, dipendano in primo luogo dalla capacità di riconoscere la coesistenza di culture plurali, di vedere gli altri come altri e simili a noi, di promuovere integrazione e coesione sociale. In questo contesto, la crescente interdipendenza dei mercati economici e finanziari, le trasformazioni indotte dai cambiamenti climatici e la persistenza dei conflitti internazionali rappresentano fattori strutturali che contribuiscono ad intensificare i fenomeni di coabitazione interculturale. E ad essa il partito democratico si mobilita per mettere a terra strategie di valorizzazione e concreta attuazione.
La riduzione di tale complessità a slogan minacciatori e esemplificativi rivela piuttosto una evidente insufficienza analitica e una debolezza sul piano della progettualità politica. Al contrario, queste dinamiche richiedono risposte articolate e sistemiche, fondate su politiche pubbliche efficaci, su un’educazione diffusa alla convivenza civile, sulla promozione della solidarietà e sul pieno riconoscimento delle differenze.
Michele Feliziani
“membro segreteria circolo PD Flavio Antinori di FILOTTRANO”
Nel dare profondità all’impegno del fare memoria di ciò che il fascismo è stato — una totale compressione della libertà di opinione, di parola e di aggregazione politica — Eco riprende le parole di Franklin Delano Roosevelt che, nel novembre del 1938, affermava: «Oso dire che, se la democrazia americana cessasse di progredire come una forza viva, cercando giorno e notte, con mezzi pacifici, di migliorare le condizioni dei nostri cittadini, la forza del fascismo crescerà nel nostro paese». Libertà e liberazione — ammonisce Eco — sono un compito che non finisce mai. Non dimenticate: facciamo nostro questo monito. E noi, nei limiti della perfettibilità umana e civile, animati da uno spirito di gratitudine verso coloro che hanno partecipato alle azioni di liberazione, cerchiamo di onorarlo. In che modo? Orientando lo sguardo alla Carta costituzionale (1946 - 1948), intesa come il quadro etico-politico entro cui radicare la nostra prassi politica di territorialità e prossimità. La libertà di aggregazione, l’eguaglianza, la solidarietà, l’inclusione e la giustizia sociale, ambientale e spaziale costituiscono i principi fondamentali che orientano la nostra azione politica a livello locale, nazionale ed europeo. Sempre in cammino, e mai sradicati dal terreno tracciato dalla Costituzione, riteniamo nostro dovere denunciare quei comportamenti che, nei fatti, ne auspicano una revisione, se non una vera e propria cancellazione. È quanto accaduto recentemente a Predappio, (25 Aprile 2026), proprio nel giorno della commemorazione della Liberazione dal regime nazifascista. In quella occasione, forze estremiste di destra — tra cui Forza Nuova — si sono date appuntamento per un convegno dal titolo La fine dell’antifascismo.
Di fronte a iniziative di questo tipo, che assumono i tratti di una deliberata provocazione, ribadiamo con fermezza che l’antifascismo non è affatto finito. E non lo è per una ragione fondamentale: esso rappresenta una postura civile e politica che trova nella Costituzione la propria anima e il proprio fondamento. L’antifascismo non è una posizione di parte, né un semplice esercizio di memoria storica; è, piuttosto, l’insieme dei principi etico-politici inscritti nel dettato costituzionale. Essere antifascisti e antifasciste non significa soltanto essere “contro” tentativi di revisione o di negazione della storia, ma anche e soprattutto essere “per”: per un futuro in cui ciascuno e ciascuna sia riconosciuto come persona. Significa impegnarsi per uno spazio pubblico in cui la dignità umana si rifletta nelle condizioni di lavoro, nelle opportunità di cura, nei luoghi della formazione e dell’istruzione, così come negli spazi di ricreazione e di socializzazione.
Se a livello nazionale qualcuno ha tentato di equiparare i repubblichini ai partigiani, nella nostra comunità territoriale il primo cittadino, alla vigilia del 25 Aprile, ha scelto di intitolare un’area verde alla figura del giovane studente milanese Sergio Ramelli, vittima di violenza politica da parte di forze extraparlamentari. Una scelta che condanniamo, in quanto rappresenta un pretesto per alimentare narrazioni identitarie che non trovano alcuna conciliazione con i valori democratici espressi dalla Costituzione. Si tratta, piuttosto, di un’operazione politica che — come insegnano gli studiosi dei regimi totalitari — contribuisce a sdoganare linguaggi discriminatori fondati sulla logica dell’“amico - nemico”, indebolendo il tessuto democratico e civile della comunità. In definitiva, difendere l’antifascismo significa difendere la Costituzione, non come reliquia del passato ma come criterio vivo di orientamento dell’agire pubblico. Vigilare, denunciare, prendere posizione non sono atti di faziosità, bensì esercizi di responsabilità democratica. È nella fedeltà quotidiana ai principi costituzionali — libertà, eguaglianza, solidarietà — che si misura la qualità di una comunità politica. Il compito che ci è affidato, oggi come ieri, è dunque quello di custodire e rinnovare lo spazio comune della democrazia, affinché non diventi mai terreno fertile per nuove forme di esclusione e di autoritarismo.
Filottrano, 12/05/2026
Michele Feliziani
“membro segretaria circolo PD Flavio Antinori di FILOTTRANO”
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| Silvia Lorenzini con Isabella Conti e Manuela Bora. |
Alle ore 16 abbiamo dato il via a un incontro che ha visto la partecipazione di figure istituzionali di grande valore: Isabella Conti, assessora regionale dell’Emilia-Romagna con delega a Scuola, Welfare e Terzo Settore, e Silvia Lorenzini, consigliera comunale di Filottrano, oltre alla sottoscritta. Insieme abbiamo animato un confronto aperto, toccando temi cruciali come l’educazione, l’inclusione sociale e il futuro del welfare.
Abbiamo avuto il piacere di ospitare una relatrice d’onore: Isabella Conti, figura politica di spicco dell’Emilia-Romagna, consigliera regionale eletta nel 2024 con quasi 20.000 preferenze, la più votata in assoluto. Bolognese, classe 1982, avvocata e mamma, ha iniziato il suo percorso politico a soli 14 anni nella Sinistra giovanile. Per dieci anni è stata sindaca di San Lazzaro di Savena, dove ha ottenuto una riconferma plebiscitaria con l’81% dei voti.
In piazza Mazzini a Filottrano, Isabella Conti ha condiviso con noi riflessioni profonde e proposte concrete, sottolineando quanto sia fondamentale una politica che ascolta e si confronta, lontana dalle logiche burocratiche e vicina ai bisogni reali delle comunità. Ha raccontato il lavoro che sta portando avanti la Giunta regionale dell’Emilia-Romagna, che ha recentemente approvato un piano da 4,5 milioni di euro per contrastare la dispersione scolastica e rafforzare l’inclusione territoriale. Un progetto ambizioso che punta a trasformare le scuole in presìdi permanenti di socializzazione e orientamento, con particolare attenzione alla fascia d’età tra gli 11 e i 19 anni.
La prima direttrice del piano prevede 2 milioni di euro per la sperimentazione delle “scuole aperte” nelle secondarie di primo grado, statali e paritarie. Gli edifici scolastici ospiteranno attività educative, sportive e culturali in orario extracurriculare, diventando spazi di comunità anche durante l’estate. Queste attività saranno gestite in collaborazione con associazioni culturali e sportive, enti locali e cooperative sociali, con l’obiettivo di promuovere partecipazione e inclusione. Come ha detto Isabella, “la scuola è l’infrastruttura più potente che esista, una promessa di senso, un posto dove si cresce in dignità e possibilità”.
Il dibattito si è successivamente concentrato sul tema del welfare, affrontando le sfide emergenti legate alla genitorialità, alla maternità, alla presa in carico delle esigenze giovanili e dei nuovi disagi sociali, fino ad arrivare all’assistenza agli anziani. In questo contesto, l’ex Assessora al comune di Filottrano Silvia Lorenzini ha offerto un contributo prezioso, frutto di dieci anni di esperienza come assessora a Filottrano, durante i quali ha lavorato con passione e competenza su questi temi.
Ha indicato la comprensione del funzionamento dei sistemi e delle problematiche sociali come la chiave di lettura e azione per definire le risorse e i servizi da attivare. Al centro di questa visione c’è la famiglia, da cui sono nati numerosi progetti pensati per rispondere ai bisogni concreti dei cittadini. Tra questi, l’Ostetricasa, lo Sportello pedagogico, la scuola per genitori, lo Sportello psicologico, il centro di aggregazione per bambini, bambine e adolescenti, e la ludoteca. Tutti questi servizi sono stati offerti gratuitamente alla popolazione, con l’obiettivo di promuovere inclusione e supporto.
Un altro intervento significativo è stato la ristrutturazione di un piano della prima fabbrica del tessile e abbigliamento di Filottrano, trasformata attraverso il progetto “LaFabbrica, tessuto di connessioni”. In questo spazio sono stati integrati i servizi già attivi e sono state create nuove aree dedicate alla musica, una delle espressioni culturali più radicate nel territorio. Queste aree, gestite dalle associazioni locali, ospitano corsi musicali aperti ai giovani e alla cittadinanza in generale.
L’investimento nella formazione ha rappresentato un pilastro fondamentale dell’azione amministrativa. Le educatrici del nido e le insegnanti di ogni ordine e grado dell’Istituto Comprensivo sono state coinvolte in percorsi di aggiornamento, e lo sportello di consulenza pedagogica è stato inserito direttamente all’interno della scuola, rafforzando il legame tra educazione e supporto sociale.
Infine, Lorenzini ha evidenziato l’importanza dell’assistenza educativa come forma di sostegno preventivo per le giovani generazioni in difficoltà e per le loro famiglie. L’intervento, quando necessario, deve essere tempestivo e iniziare fin dai primissimi anni di vita, per garantire un accompagnamento efficace e duraturo nel percorso di crescita.
Questa visione integrata del welfare, basata sulla conoscenza del territorio, sulla centralità della famiglia e sull’investimento nei servizi educativi e culturali, rappresenta un modello virtuoso di amministrazione locale, capace di rispondere con concretezza e sensibilità alle sfide del presente.
Isabella ha poi raccontato come la sua Regione stia affrontando il tema dell’assistenza agli anziani, evidenziando una realtà spesso invisibile: a fronte di circa 17.000 persone ospitate in strutture, decine di migliaia sono assistite a domicilio da famiglie che modificano radicalmente la propria vita, diventando caregiver o affrontando spese ingenti per personale specializzato.
La Regione Emilia-Romagna sta lavorando a un nuovo modello di welfare, ancora in fase embrionale, che mira a mettere a sistema le risorse esistenti. Un modello che consenta di individuare le problematiche e fornire risposte strutturate, anche attraverso l’uso della telemedicina e dell’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di contrastare il decadimento e la solitudine, favorire la domiciliarità e valorizzare le reti di prossimità.
“Le idee cambiano tutto” è stato un momento autentico di confronto, dove la politica ha scelto di aprirsi al dialogo e raccogliere stimoli dal territorio. Sono convinta che il Partito Democratico delle Marche debba ripartire da esperienze e competenze come quella di Isabella Conti, che incarnano al meglio i valori del nostro partito e lo spirito di servizio che ci guida.
Ringrazio di cuore il Circolo PD di Filottrano per l’organizzazione impeccabile, Silvia Lorenzini per il suo contributo prezioso e Isabella Conti per la sua generosa disponibilità e visione.
È stato un pomeriggio ricco di contenuti, emozioni e prospettive. Continuiamo a camminare insieme, perché solo insieme possiamo cambiare davvero le cose.
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Manuela Bora
Consigliera regionale PD Marche
Viviamo in un’epoca in cui conta più la “narrazione” che l’informazione, contano più i “mi piace” che la riflessione e tutto questo si realizza meglio se ci si rivolge più alla “pancia” che al “cervello”. In questa situazione e con queste caratteristiche diviene quindi più semplice e più naturale provare a riscrivere la cronaca e la storia mistificando le realtà e finalizzandole solo ai propri obiettivi: l'importante è solo che non si rifletta e che se ne parli. Conta poi più l’università della "vita, della strada ( e di Internet ) che studi reali e approfonditi. In sostanza conta più l’ignoranza. Richiamando Umberto Eco le discussioni che ieri avvenivano al bar oggi avvengono sui social e tutti sono professori. Questo modo è diventato più diffuso in epoca covid ed è continuato soprattutto grazie ad una stampa sempre più squalificata. Questo sta avvenendo a livello mondiale, soprattutto negli USA, a livello europeo, soprattutto con il covid prima e con la guerra poi, e in Italia, a mio giudizio, anche a causa della presenza esclusiva di un opportunismo personale e di gruppi che ha sostituito il ruolo dei partiti politici e in genere della cultura. Questa logica per funzionare ha però bisogno di contrapposizioni semplici e facili da strumentalizzare. Per poterlo fare è necessario esasperare i concetti rendendoli elementari e individuando, anche fisicamente, i nemici. In questo senso forse l’esempio più eclatante è quello della “guerra”: se ne parla con una totale disinvoltura come se si trattasse di una partita di calcio.
La situazione diventa più tragica se in questa analisi scendiamo dai livelli generali a quelli locali e soprattutto in comunità in cui comunque ci si conosce tutti e si è costretti a vivere “vicini”. Il livello spazia dal "finto" professionale e “studiati”, come oggi ci si esprime a FILOTTRANO, (pochi) al greve e grezzo (molti ) ma la sostanza non cambia.
Ho vissuto la politica filottranese dal 1975 al 1985: in un epoca complessa e difficile e caratterizzata da fenomeni quali il terrorismo e le stragi ma anche da un grande risveglio sociale e con conquiste epocali quali statuto dei lavoratori, diritto all'divorzio e all' aborto. Nessuno si è però mai permesso di comportarsi come avviene oggi pur in presenza di contrapposizioni senz’altro più nette. I sindaci Carancini e Pasquini non si sono mai rivolti a noi usando termini quali “disadatto”, “porabbestia”, “sinistrato”, non si sarebbero mai rivolti ai cittadini chiamandoli "brutti ipocriti", "falsi maledetti" , “coglioni” e minacciandoli con un “siate maledetti" e non avrebbero mai deriso lavoratori con espressioni quali “filosofi professori ingegneri tutti falsi studiati." Lo stesso Movimento Sociale Italiano, di chiara estrazione fascista e non a caso considerato fuori dell’arco costituzionale, non ha mai usato in quel periodo ancora quasi dopoguerra, e quindi ben più duro di quello attuale, termini di questo tipo nei nostri confronti che pur eravamo il Partito Comunista Italiano. A chi in questi giorni inneggia al M.S.I. di quel periodo ricordo poi che nessuna "violenza" avvenne da parte nostra ed anzi era esattamente il contrario e se ce ne sono state ( poche in verità) erano solo da parte di loro frange non a caso poi confluite in Forza Nuova e ora, a quel si legge, nella Lega.
Filottrano ha vissuto invece soprattutto nel 2022 e nel 2023, anni di irreali "narrazioni" i cui veri contenuti, anche grazie alla nostra attività, sono ormai noti a tutti o almeno a quanti sono interessati a sapere. Queste narrazioni e queste persone sono state però legittimate e enfatizzate anche da chi nel periodo svolgeva un ruolo pubblico formalmente di altra area politica. Non mi riferisco tanto ai singoli eventi, che pur andavano valutati con più attenzione, ma alla costanza delle relazioni su più ambiti quando i curriculum, peraltro ampiamente pubblicizzati, erano ben noti.
La stessa cosa è poi avvenuta a Padova nel 2023 e a Chieti nel 2024 dove se non sapevano avrebbero dovuto, per loro responsabilità istituzionale, sapere.
Questa “storia”, nelle caratteristiche emerse e forse prosieguo di altre precedenti simili, è però iniziata a FILOTTRANO.
Dobbiamo chiederci perché: perché non Osimo perché non Chieti dove poi finirà?
Dobbiamo ancora chiederci perché le comunità locali non avevano gli anticorpi necessari per affrontare questi problemi?
È vero in questo che nel 2022, 2023 e 2024 si sono “prestati” in molti, anche volti noti in vari ambiti e settori, a cui andrebbe chiesto conto, che hanno avuto un grande effetto mediatico ma in una piccola comunità è diverso.
Ho già scritto: siamo stati usati ma ci siamo anche fatti usare. Le nostre piccole personalità sono state travolte dalla “narrazione” e della “esasperazione” dei concetti.
Sono stati poi sufficienti i secondi sei mesi del 2024 e soprattutto i primi tre mesi del 2025 per chiarirne le vere caratteristiche di fondo e per far crollare, nella sostanza, la “narrazione” anche se di questo a FILOTTRANO ancora non si vuole prendere atto o non si ha il coraggio di farlo. I dettagli sono in corso di chiarimento da parte di chi ne ha titolo e dovere ma la sostanza per quel che riguarda le vicende della nostra comunità è già chiarissima. È sufficiente leggere. In questo periodo ( ormai tre anni ) i più hanno invece evitato e ancora oggi evitano di leggere e di trarne le conseguenze. La comunità locale ha quindi “scelto” di continuare a farsi “usare”. I motivi possono essere diversi ma tutti evidenziano una grande mancanza di senso delle istituzioni e alla fine di buon senso.
Ho più volte evidenziato il richiamo per chi ricopre funzioni pubbliche all'art. 54 della Costituzione: "disciplina e onore".
Disciplina significa "rispetto delle regole e delle norme". Onore significa "reputazione e integrità morale". Il tutto significa "mantenere una condotta coerente e all'altezza del proprio ruolo, rappresentando un esempio per i cittadini". Questa è l'interpretazione non mia ma addirittura di "Al Overview". E' quindi quella più comune e diffusa. Mi sembra condivisibile e corretta e deve essere riferita sia a chi una funzione pubblica la svolge sia a chi mira a svolgerla ma anche a tutti i cittadini.
Anche su questo non mi interessa però fare esempi. Chi non ha chiaro il problema può fare una semplice e facile ricerca sul web di cui negli ultimi mesi abbiamo fornito moltissimi semplici e chiari collegamenti.
Mi preme solo riportare un ultimo esempio anch'esso tutt'ora disponibile sul web.
Questo è il dialogo "pubblico" sul web tra due cittadini filottranesi, noti e non anonimi di cui ometto i nomi confidando che possano, almeno in un caso, riflettere e rimediare.
L'occasione sono forse le ultime vicende USA e la guerra subito però ricondotte all'uso locale:
“in molti pensano che il problema in Italia sia l'immigrazione, certo qualcuno bisognerà riaccompagliarlo a casa, in un sacco o con le buone, la realtà è che devono avere molta più paura altri”
E' già grave che commenti di questo tipo ( sono alla fine minacce fisiche ) si scrivano e spero che i diretti interessati riflettano e le competenti autorità valutino.
E' però assurdo che questo avvenga, e per questo cito questa triste vicenda, con il "mi piace" di presunti esponenti politici locali che, per un pugno di voti neofascisti, ridurranno il tutto a "questioni generali" come già avvenuto per un’altra vicenda. Non si tratta quindi di "tifosi" ma chi dovrebbe un ben diverso senso di responsabilità. Questo avviene, come per altre iniziative di questi mesi, con una totale commistione tra aspetti nazionali e aspetti locali in una osmosi asfittica che mira a dare “dignità” alla miseria locale e a “nascondere” i fatti. Si cerca in sostanza di parlare d’altro.
A questo porta la politica quando è ridotta solo a “narrazione” ed “esasperazione” e sostanzialmente a mero opportunismo personale.
E' però ancor più assurdo che questo avvenga nella indifferenza dei più e soprattutto di chi svolge o mira a svolgere un ruolo pubblico e lasci soli in questo difficile e “pericoloso” lavoro dei semplici ( e pochi ) cittadini.
E, si badi bene, dico questo, senza alcuna sostanziale distinzione di area politica.
Per questo penso che il problema è senz'altro politico ma è soprattutto sociale e per questo è ben più grave e diventa drammatico in una piccola comunità come la nostra.
Sarà molto duro e difficile ricostruire un elementare livello di buon senso e di convivenza evitando di continuare ad essere “usati” e ridando alla politica la dignità, nelle diversità, che deve avere e che è indispensabile per garantire un futuro sereno alla nostra comunità.
💥Un’occasione speciale per incontrare il candidato Presidente del Centro Sinistra alle elezioni regionali delle Marche, insieme ad alcuni candidati delle liste che sostengono
il nostro territorio.
> 📅 Mercoledì 3 settembre
> 🕗 H 20.00
> 📍 Ai 7 Colli – Filottrano
👉 Dopo l’incontro, chi lo desidera potrà fermarsi a cena con Ricci.
Costo della cena: 22 €
Prenotazione obbligatoria per la cena
* al link ➡️ https://www.eventbrite.it/e/a-cena-con-matteo-ricci-tickets-1626744579829?aff=oddtdtcreator
- oppure al numero ➡️ 328 9859090
💡Vi aspettiamo numerosi per condividere idee, progetti e futuro!
Per #UnCambioDiMarche con Matteo Ricci Presidente!
Durante i lavori del Consiglio Regionale dello scorso 21 marzo, il Capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, si è esibito nell’ennesima quanto deprecabile figuraccia, stavolta tirando in ballo una presunta responsabilità della “teoria gender” sul calo demografico che colpisce il nostro Paese.
In primis le difficoltà economiche, le disuguaglianze sociali, l’impossibilità di una reale conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, la precarietà unita alla disoccupazione giovanile e femminile, l’assenza di un adeguato welfare sociale. Fattori da cui è necessario ripartire con la massima attenzione, tanto a livello nazionale quanto a livello regionale con politiche ed interventi mirati.
E’ ormai chiaro che la piena occupazione femminile non è limite, ma fattore che favorisce la natalità e per averne prova basterebbe uno sguardo ai Paesi del nord Europa per rendersi conto che alla massiccia percentuale di occupazione femminile corrisponde un elevato tasso di nascite.
Una realtà che stride profondamente con quanto sostenuto dal Capogruppo di Fratelli d’Italia che vorrebbe le donne chiuse in casa ad accudire i figli.
Quello che ci continua a preoccupare è prendere atto che giunti ormai al giro di boa della legislatura la nostra regione, presa ad esempio da Giorgia Meloni, preferisce riferirsi alla “teoria gender” piuttosto che sollecitare il Governo nazionale ad attivare azioni a supporto delle famiglie quali congedi parentali flessibili e ben retribuiti, tutele per i genitori che scelgono il part time, solo per citarne alcune.